«Se ti adagi sugli allori rimani subito indietro».

Come la Svizzera, anche il Belgio ha una rete ferroviaria incredibilmente fitta. Colloquio tra Geert Pauwels, CEO della ferrovia merci belga B Logistics, e Nicolas Perrin, CEO di FFS Cargo, sulle differenze, sugli elementi in comune e sul futuro di questo settore.

Signor Pauwels, da maratoneta provetto è sicuramente abituato a tenere duro. Questa tenacia è richiesta anche sul lavoro?

GEERT PAUWELS: A dir la verità non sono un gran maratoneta, purtroppo non ho molto tempo per allenarmi. È per questo che riesco a finire ogni maratona solo grazie alla forza di volontà. Ma la maggior parte dei corridori (tra cui anche Nicolas, con cui vado a correre tra un incontro Xrail e l’altro) le dirà che è una grande gioia giungere in dirittura d’arrivo.

Signor Perrin, anche in Svizzera il settore sta attraversando un periodo turbolento. Come va il suo work-life-balance?

NICOLAS PERRIN: È stato un anno molto intenso! Ma quando l’azienda va bene ne trae giovamento anche il benessere personale. È stato difficile digerire l’arretramento causato dal franco forte poco dopo il risanamento; come nello sport, i successi ci aiutano però a superare i momenti di difficoltà.

PAUWELS: Esatto. Produrre il cambiamento è stata sicuramente la cosa più difficile che abbia mai fatto. È stata veramente una maratona, in cui il traguardo però veniva sempre spostato in avanti, ogni anno più in là. Senza la passione e la volontà di resistere la nostra azienda non sarebbe dov’è oggi.

B Logistics si è trasformata da ramo deficitario dell’impresa statale SNCB a un’azienda orientata alla concorrenza e a maggioranza privata. Nel 2013 lei ha annunciato il turnaround, la svolta. Come è successo?

PAUWELS: Quando abbiamo iniziato la ristrutturazione nel 2008 dovevamo semplicemente assicurare la sopravvivenza all’azienda. Non potevamo fallire. Abbiamo analizzato tutti gli aspetti della nostra attività: management, processi operativi, rapporto con il cliente, conduzione d’impresa… Abbiamo ridotto i costi d’esercizio e investito in modo mirato in personale qualificato per divenire un’organizzazione forte. Negli ultimi sei anni il DNA della nostra azienda è cambiato profondamente. Non ci concentriamo più sulla sopravvivenza, ma sul nostro nuovo obiettivo: il trasferimento del traffico su rotaia. 

Anche FFS Cargo nel 2013 ha annunciato un bilancio in attivo. Come siete arrivati a questo durevole successo?

PERRIN: Gli aspetti decisivi sono due. Da un lato si tratta di perseverare e migliorare continuamente; se ti adagi sugli allori ri­mani subito indietro. Dall’altro dobbiamo migliorare la nostra flessibilità per poter reagire ai fattori esterni negativi. Sono queste le leve per essere competitivi.

Gli scettici ritengono che il traffico merci su rotaia non possa essere competitivo. Hanno torto?

PAUWELS: Negli ultimi dieci anni, l’andamento in Europa del traffico merci su rotaia non è stato positivo. Ma non ci sono solo ombre: il congestionamento delle strade e i timori legati al cambiamento climatico porteranno necessariamente a una crescente domanda di trasporto su rotaia. Ne sono convinto, abbiamo davanti a noi un grande futuro. Vogliamo offrire prodotti ferroviari di prim’ordine che facciano la differenza in termini di servizio e di prestazione: prodotti la cui eccellenza induca automaticamente i clienti a prediligere la ferrovia.

PERRIN: Ho sempre preso le mie decisioni in favore di una ferrovia orientata alla concorrenza. È solo con un orientamento di tipo imprenditoriale che possiamo avere un rapporto da pari a pari con i nostri clienti. Si tratta di attrarre la maggior quantità possibile di merci con offerte compe­titive. Ma ovviamente abbiamo bisogno dei presupposti che ci consentano di lottare ad armi pari. Ad esempio deve essere possibile pagare un’infrastruttura ferroviaria in modo analogo alla strada.

Rispetto ad altri paesi europei, la ferrovia in Svizzera raggiunge quote di mercato superiori alla media. La Svizzera è un modello da seguire?

PAUWELS: Sì, e più precisamente in due ambiti. Innanzitutto la Svizzera è la prova vivente che il trasferimento del traffico su rotaia avviene quando ci sono le necessarie condizioni politiche ed economiche. E poi bisogna dire che FFS Cargo sfrutta appieno queste possibilità: in termini di qualità è la prima della classe, noi una quota di mercato di oltre il 40 % ce la sogniamo. In Belgio cito spesso la Svizzera come un caso di best practice in Europa.

PERRIN: Su questo nel nostro paese c’è consenso: clienti, politica e popolazione, sostengono tutti le ferrovie. Inoltre, grazie alla fitta rete ferroviaria, siamo in attivo anche nel settore merci, che secondo la teoria della logistica non sarebbe indicato per la rotaia.

PAUWELS: Il sostegno dello Stato è fondamentale per il trasferimento del traffico su rotaia, in particolare per i prodotti con poco o nessun margine, quali distanze brevi e TCC. Ci auguriamo di poter condurre il governo belga verso il modello svizzero. Crediamo che gli investimenti della nostra azienda faranno risparmiare notevoli risorse in futuro. 

Dal punto di vista svizzero, quali aspetti del modello belga risultano interessanti?

PERRIN: Il Belgio ha porti importanti e una grossa produzione industriale di merci di massa e alla rinfusa. Noi invece ci muoviamo in una società di servizi in cui l’industria pesante poco a poco scompare. Ma se parliamo di processi logistici, dalla prenotazione al check-in di tracciati con capacità ve­rificate e produzione in tre fasi, siamo sicuramente nel gruppo delle ferrovie leader in Europa. È nelle soluzioni quick & dirty che i belgi ci superano: si agisce senza starci troppo a pensare! Qui la nostra cultura aziendale presenta sicuramente un potenziale di sviluppo. 

La geografia dei due paesi non potrebbe essere più diversa. Che cosa contraddistingue la situazione in Belgio?

PAUWELS: Come dice Nicolas, la nostra posizione geografica offre molte chance. Grazie agli importanti porti marittimi c’è un’enorme concentrazione di flussi logistici, e poi abbiamo ancora alcune aziende industriali. Collegare TCC e flussi intermodali offre delle opportunità di crescita. La quota di mercato della ferrovia in Belgio è oggi dell’8 %, per cui il potenziale di crescita è enorme.

Anche in Belgio il TCC arretra. Che cosa fate per tenerlo in vita?

PAUWELS: Il TCC subisce la concorrenza dei trasporti su strada che si avvantaggiano del basso costo del diesel, delle razionalizzazioni e dell’outsourcing. Ma il TCC continua a essere cruciale per tutti i rami industriali, in particolare per l’industria chimica, automobilistica e siderurgica. Abbiamo rivisto a fondo la nostra offerta per ottenere un risultato equilibrato e incrementare nettamente la qualità. A differenza della Svizzera, il 90 % del nostro TCC è orientato all’estero. Per soddisfare le richieste dei clienti sviluppiamo nuovi prodotti ferroviari con il marchio «Green Xpress Network». Mi fa molto piacere che il primo prodotto sia Swiss Xpress, realizzato l’anno scorso con FFS Cargo nell’ambito di Xrail. Grazie all’elevata qualità del collegamento tra Anversa e Basilea il volume nel frattempo si è già quadruplicato.

Quale strategia persegue in qualità di partner Xrail?

PAUWELS: Di recente abbiamo collegato i nostri rispettivi sistemi di produzione per poter seguire i carri Swiss Xpress dalla partenza all’arrivo. Il prossimo passo è il sistema comune di prenotazione sviluppato dai membri di Xrail.

PERRIN: Sappiamo che cosa vogliono i nostri clienti: collegamenti buoni e frequenti, tempi di transito ridotti, prezzi competitivi. Il sistema di prenotazione può avere un effetto leva poiché rende facile l’uso della ferrovia e migliora i trasporti internazionali. Con l’attuazione del TCC 2017 abbiamo colto l'importanza che i clienti attribuiscono a una migliore pianificazione: hanno orientato i propri sistemi logistici alla rotaia e ora vogliono cogliere appieno tutti i vantaggi.

Che potenziale ha il trasferimento dei trasporti su rotaia?

PAUWELS: Entro il 2021 dovremmo raggiungere una quota di mercato del 13 %, un raddoppiamento rispetto al volume attuale. Il traffico merci intermodale da e per l’Italia offre sicuramente buone opportunità. Più difficile è crescere sulle brevi e medie distanze perché il mercato è più conteso. Il concorrente diretto è il trasporto su strada, con i suoi costi ridotti e l’elevata flessibilità. Qui possiamo tenere il passo solo tramite massificazione, frequenza elevata, tempi di trasbordo ridotti ed elevata affidabilità.

Qual è la situazione in Svizzera?

PERRIN: Con una quota di mercato del 23 % ci muoviamo già a un livello molto alto. Sono poche le imprese assenti dal nostro portafoglio. Vedo del potenziale di crescita nel traffico d’importazione. Oggi una quota sproporzionata arriva ancora su strada, su lunga distanza. Esistono già modelli promettenti come lo Swiss Split, il sistema intermodale di raccordo e distribuzione: ogni anno trasportiamo già circa 70 000 container, liberando l’ambiente da 4300 tonnellate di CO2. Il futuro terminale di Basilea Nord ne è una componente essenziale. 

PAUWELS: L’industria è sempre più consapevole dei limiti del crescente trasporto su strada. I camion non riescono più a garantire il just in time e molti clienti sono alla ricerca di alternative. In qualità di impren­ditori delle ferrovie dobbiamo cogliereal volo questa opportunità! Siamo in grado di offrire soluzioni sostenibili e sicure.

Lei vuole portare il traffico merci nell’era digitale con un programma d’innovazione. Ce ne parli.

PAUWELS: Dobbiamo semplicemente reinventare la ferrovia. Il nostro settore lavora con impianti che hanno più o meno 20–30 anni. Se li dotiamo di sensori possono diventare una fonte impagabile di informazioni. Presto i clienti potranno prenotare e seguire autonomamente i propri carri. Ma dobbiamo andare più in là: utilizzare il trasporto merci dovrà essere semplice come per lei lo è acquistare un biglietto del treno.

PERRIN: Per quanto riguarda i carri merci intelligenti siamo davvero precursori. Ci auguriamo che altre ferrovie seguano questa strada. La digitalizzazione offre grandi chance sia nel rapporto con i clienti sia ai fini di una gestione maggiormente auto­matizzata delle ferrovie. Il nostro settore farà bene ad abbracciare questi processi e a convertirli in offerte trasparenti e competitive per i clienti.

Dove vede la ferrovia merci nel 2050?

PAUWELS: La ferrovia collegherà grandi centri urbani e convoglierà le merci in una rete di trasporti locale multimodale. Il traffico su rotaia attraverserà le frontiere senza ritardi e offrirà un’alternativa concorrenziale al trasporto aereo e su strada. Sono convinto che questo positivo sviluppo sia possibile e che noi, FFS Cargo e B Logistics, saremo tra le aziende in grado di fare la differenza.

Geert Pauwels.

Geert Pauwels, 42 anni, è CEO della ferrovia merci belga dal 2008. Ha lavorato come analista e consulente aziendale per McKinsey ed è stato poi consulente del ministro belga per le imprese di Stato. Ha conseguito un «Master in Economics» all’Università di Anversa e un «Master in Interna­-tional Business» all’École de Management di Grenoble. È sposato con due figli.

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